Giugno 2015 - Vides, Circumnavigantes

COSTANTINO NIVOLA - LETTO (1971)



Vides, che in francese significa vuoti,  è il secondo esperimento di lavoro del progetto di produzione “Circumnavigantes” . E' stato presentato lo scorso giugno al Festival il Giardino delle Esperidi, a Campsirago, sullo splendido piccolo palco della corte di Palazzo Gambassi. Abbiamo iniziato a lavorare a questo solo in una residenza artistica alla Batysse di Pelussin, vicino Lione, lo scorso novembre. Questa volta abbiamo messo sotto la lente di ingrandimento il vuoto che accompagna l'attesa. Siamo partiti da tutti quei vuoti, da tutte quelle assenze che generano presenze. Gli oggetti vuoti, gli abiti vuoti, i letti vuoti, le sedie vuote. Siamo entrati nelle sale d'aspetto e dalle sedie ci siamo fatti raccontare delle storie per poi arrivare ad incontrare una antica presenza che dal vuoto compare e al vuoto ritorna. Nell’animazione e nel teatro di figura ci sembra di rintracciare un vuoto caratteristico e che ben si sposa con il nostro tema dell’attesa e che chiameremmo il vuoto d’anima. Ovvero quella sospensione, quel tempo d’attesa in cui la marionetta, l’oggetto, l'ombra apparentemente immobili si manifestano per quello che sono, abitate dal vuoto d’anima che le caratterizza un istante prima che l’anima le attraversi. 


                                      


vides, foto di mara lombardi - giugno 2015






vides, foto di mara lombardi - giugno 2015





vides, foto di mara lombardi - giugno 2015




 

vides, foto di mara lombardi - giugno 2015





vides, foto di mara lombardi - giugno 2015





Aprile 2015 - Asanisimasa - La Festa (preparativi)


otto e mezzo - la festa 
f.fellini





Ad aprile 2015 abbiamo deciso di proporre ai partecipanti di Asanisimasa un momento conclusivo di lavoro e di festa che permettesse di approfondire alcuni dei temi affrontati nel percorso e di costruire insieme un momento di restituzione aperto al pubblico. E' stato così che ci siamo riuniti e in un giorno e mezzo di intenso lavoro  abbiamo costruito insieme un percorso itinerante che raccontasse al pubblico e agli "abitanti" di Campsirago Residenza quel che era accaduto tra le mura di Palazzo Gambassi, La Yurta e la Valle di Campsirago nei sei fine settimana del 2014 . Questo un video racconto dei preparativi .


https://www.youtube.com/watch?v=VPy-vVp9QDI&feature=youtu.be


Giugno 2014 - Primi Passi - Circumnavigantes


«Per tutta la vita ho aspettato
qualcosa che, credevo,
sarebbe avvenuta»
(da Stille Nacht di T. Kantor)






Primi passi è il primo esperimento di lavoro nato all'interno del  progetto  sull'attesa: Circumnavigantes, presentato al Festival delle Esperidi nel giugno 2014 e realizzato con la collaborazione di due amici e artisti  assai cari, Silvia Paoli (attrice e regista) e Emiliano Nigi (musicista e cantautore). 
Con loro abbiamo lavorato per una settimana ospiti di Campsirago Residenza, all'interno della Yurta , che in occasione del Festival delle Esperidi era montata nel Parco Comunale di Ello. 
Il focus dell'esperimento è stato quello di indagare i tempi d’attesa brevi e quotidiani, fermi o in-azione, quei tempi che l’esistenza impone e a cui non si può sfuggire. Sempre accompagnati dal nostro bagaglio di strumenti, abbiamo posto accanto all'attore, lo sguardo sull'attesa di oggetti, ombre e materie prime, e abbiamo lasciato che accadesse quel che poteva accadere. La presentazione del lavoro è stata una sorta di galleria di attimi che abbiamo condiviso con il pubblico, nell'intimità della Yurta, di silenzi e sguardi e pensieri dalle temperature più varie: dalla semplice attesa che le chiare d'uovo montino a neve, o che lo smalto s'asciughi, all'esito di un test di gravidanza, dalle stremate attese telefoniche, fino al punto di vista di gusci d'uovo in attesa d'essere buttati e di stracci bagnati che aspettano d'asciugarsi. 





primi passi, prove - giugno 2014




primi passi, prove - giugno 2014






primi passi, foto mara lombardi - giugno 2014




primi passi, foto mara lombardi - giugno 2014





primi passi, foto mara lombardi - giugno 2014





primi passi, foto mara lombardi - giugno 2014

Progetto sull' Attesa - Bando Cantiere Campsirago 2014/2016


C i r c u m n a v i g a n t e s 

"...come avventurieri e circumnavigatori di questo mondo interiore che è chiamato uomo..." F.Nietzsche - Umano, troppo umano




I L    P R O G E T T O   :

Circumnavigantes è un progetto di produzione di uno spettacolo attorno al tema dell'attesa, articolato su tre anni. Iniziato nel 2014 grazie alla vittoria del Bando Cantiere Campsirago ha già dato luce alle prime due tappe di lavoro: Primi Passi e Vides, presentate rispettivamente nell'ambito del Festival Giardino delle Esperidi 2014 e 2015. La tappa conclusiva di ricerca, Circumnavigantes, verrà presentata alle Esperidi 2016 e costituirà il punto di partenza per la realizzazione dello spettacolo finale che debutterà nell'autunno 2016.



                      I L    T    E    M   A    :

La scelta del tema è nata da un interrogarsi attorno all’invisibile, attorno a ciò che accade di invisibile nella vita degli esseri umani e esplorando questo tema abbiamo lentamente compreso che il fuoco del nostro interesse andava a incontrare tutti quegli istanti della vita quotidiana in cui si ha l’impressione che niente stia accadendo. Tutti quei momenti di attesa appunto, che noi esseri umani con tutto quello che ci circonda ( oggetti, luoghi, vestiti, persone conosciute e sconosciute) attraversiamo ogni giorno, sentendoci più o meno consciamente in un tempo fuori dal tempo, fuori dalla nostra vita, sospeso, a parte, immobile.

La società contemporanea ha cambiato e continua inesorabile a cambiare il nostro concetto e la nostra percezione del tempo, condizionandoci al punto che, noi stessi, ci troviamo a legare indissolubilmente il tempo al senso di produttività.
Ecco allora che il tempo è sempre più spesso da impiegare, far fruttare, spendere, usare, da non perdere, oppure, se è tempo libero, è prezioso, centellinato, una rarità, che proprio perché è poco va ben impiegato, va organizzato, pianificato, impiegato al meglio, al punto che abbiamo addirittura un assessorato che si occupa di organizzarci il tempo libero. 

Per nostra fortuna, secondo noi, sebbene possa apparire frustrante, questa organizzazione è destinata a generare inevitabilmente dei residui tra un impiego e l’altro, dei passaggi, dei tempi che non sono esattamente né liberi né impiegati, ovvero tutti quei brevi o lunghi tempi d’attesa che riempiono la nostra vita, tempi liminari, fuori dal tempo organizzato.

Questi tempi d’attesa, la nostra società, cerca di ridurli al minimo e di aiutarci a ottimizzarli in tutti i modi possibili, dandoci indicazioni su quanto dureranno, distraendoci in ogni modo, con video, musiche, pubblicità, distributori di bevande e snack, tutti quei caratteristici arredi e confort che riempiono le sale d' attesa di stazioni, aeroporti, ospedali, poste, banchine, pensiline, corridoi e anticamere di studi e uffici, dandoci così l’impressione rassicurante che sebbene noi si stia ahimè perdendo il nostro tempo, in questa attesa, tutto stia collaborando perché duri poco e sia il più utile possibile.

Fermarsi è un momento evidentemente problematico, il mondo è costantemente in movimento, se ci si ferma deve essere solo per un momento, per un passaggio, per un imprevisto, per un’emergenza, fermarsi è segnale di una inefficace organizzazione del sé o della società stessa e questo segnale deve essere avvertito il meno possibile.

Ecco. E' passando attraverso tutte queste considerazioni che piano piano abbiamo intravisto che proprio di quell’attendere ci volevamo fare spettatori : perché abbiamo l’impressione che, paradossalmente forse, sia proprio in questi luoghi che sono dei non-luoghi, come li definisce Marc Augé, che oggi può ancora accadere, qualche volta ,un contatto realmente profondo con se stessi.
Come se questi spazi senza una reale specifica utilizzazione avessero una naturale inclinazione al sacro, fossero varchi verso il mistero, accessi alle profondità dell’interiorità dell’anima, proprio perché nessuna azione finalizzata li abita.
Come se fossero davvero l’unico tempo concesso che ancora ci resta.
Ma è qualcosa di sottile, non di eclatante. Sono sospensioni, attimi in cui può accadere forse che si ripristini per un istante un collegamento perduto.

Così è cominciato il percorso.